*pubblicato su eunews
Uno strumento democratico a disposizione dei cittadini europei che esiste, ma che, fino ad oggi, non ha funzionato. La mediatrice europea O’Reilly: “Vogliamo sapere che cosa la Commissione pensa dell’Ice e cosa i cittadini si possano aspettare”

Bruxelles – Uno strumento democratico a disposizione dei cittadini europei che esiste, ma che, fino ad oggi, non ha funzionato. È l’Iniziativa dei cittadini europei (Ice), che consente ad un milione di cittadini dei Ventotto di prendere direttamente parte all’elaborazione delle politiche europee, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa. Cosa che, però, non è avvenuta.

Non sono bastate le parole di Elizabeth Golberg, Direttore della Smart Regulation al Segretariato generale della Commissione europea, a rassicurare il Comitato Economico e Sociale Europeo che si è interrogato sul futuro dell’Ice durante l’ECIday dello scorso 20 aprile. Goldberg ha dichiarato che, sebbene molti errori siano evidenti, la Commissione ha preso un impegno a raggiungere molteplici obiettivi anche nel quadro legislativo attuale ed a sostenere attivamente i cittadini.

“L’iniziativa dei cittadini europei è uno strumento che permette ai cittadini di avere un ruolo nella definizione delle politiche europee. Il fatto che in quattro anni nessuna ICE abbia avuto un risultato o un seguito dovrebbe allarmare la Commissione”, ha detto il vicepresidente del CESE Michael Smyth che ha poi aggiunto: “Quanto è affidabile un’Unione europea che introduce nel Trattato uno strumento volto a renderla più democratica e partecipativa, e poi non si cura di verificare se funziona?”

Su 56 iniziative presentate, al netto di quelle aperte, 20 sono state rifiutate e 28 sono fallite o perché ritirate dai proponenti per il mancato raggiungimento del limite minino di un 1 milione di firmatari di almeno sette paesi membri. Solo 3, quindi, sono andate a buon fine ma solo dal punto di vista formale, poiché non hanno avuto un seguito nel panorama legislativo comunitario.

Alla risoluzione approvata dal Parlamento Europeo ad ottobre 2015 sulla revisione dello strumento di partecipazione civica – come ha ricordato il relatore al Parlamento europeo György Schöpflin – la Commissione ha risposto che “dopo soli tre anni dalla sua effettiva entrata in applicazione, è troppo presto per lanciare una revisione legislativa del regolamento (il n.211/2011 nda)”. Tale rinvio è stata accolto con delusione dalle ONG che da diversi anni si occupano dei diritti di cittadinanza e che hanno lanciato la petizione “Save the ECI” che ha già raccolto più di 20 mila adesioni.

Il Mediatore europeo, Emily O’Reilly, ha espresso preoccupazione per l’atteggiamento politico della commissione nei confronti dell’ICE e ha dichiarato: “Quello che i cittadini e io vogliamo sapere è che cosa la Commissione pensa sinceramente dell’Ice e chiarire finalmente cosa i cittadini si possano aspettare”. Il riferimento è alla riunione del collegio dei commissari di dicembre in cui si è detto che “Le iniziative dei cittadini si sono dirette verso temi molto controversi, con un risvolto emotivo, e riguardanti soprattutto delle minoranze, finendo per generare euroscetticismo e rendere necessario un dibattito su come rimediare a questa situazione”.

Le conclusioni dell’ECIday, che ha visto la partecipazione di esperti e cittadini provenienti da tutta Europa, sono state affidate ad Antonio Longo, relatore del parere del CESE sul tema «L’iniziativa dei cittadini europei (riesame)» secondo cui “In un momento in cui la fiducia nelle istituzioni dell’UE diminuisce e la coerenza interna dell’Europa si allenta, è molto importante far sentire agli europei che loro preoccupazioni contano. Un’ICE facile da gestire ed efficiente può ridare affidabilità e autorità all’UE. È giunto il momento per la Commissione di rispondere”.